Sindrome da sospensione inerte nei lavori in quota

Sindrome da sospensione inerte nei lavori in quota

Sindrome da sospensione inerte nei lavori in quota: tutto quello che occorre sapere

L’utilizzo e la conoscenza dei DPI, specialmente nel rischioso settore dei lavori in quota, risulta fondamentale per l’operatore che si accinge a svolgere un qualsiasi tipo di lavoro su fune; in particolar modo l’utilizzo dell’imbracatura anticaduta si pone come strumento fondamentale per assicurare la sicurezza dell’operatore.

Tuttavia esistono alcuni aspetti molto importanti da considerare nel momento in cui si utilizza questo tipo di dispositivo.

Lo stesso D. Lgs. 81/2008, all’interno del Titolo IV sui “Cantieri temporanei e mobili” e nello specifico al Capo II che affronta il tema sulle “Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni e nei lavori in quota”, mette in evidenza la stretta correlazione tra i DPI e i rischi che possono sopraggiungere in fase di lavori in quota, che talvolta possono risultare anche molto gravi.

I rischi successivi ad una caduta, arrestata dai dispositivi utilizzati per i lavori in quota, possono essere:

  • L’effetto pendolo
  • La forza d’urto al momento dell’arresto della caduta
  • La sindrome da sospensione inerte

I primi due risultano connessi al tipo di attività svolta nel luogo di lavoro in quota, per questo motivo devono essere chiariti nelle procedure di intervento e nell’opportuna scelta dei dispositivi di protezione individuale, mentre il terzo è strettamente collegato all’importanza di riuscire a gestire in maniera tempestiva una situazione di rischio che, in caso contrario, può portare velocemente anche alla morte.

Sindrome da sospensione inerte: di cosa si tratta?

Conosciuta anche come sindrome da imbraco o con il suo nome scientifico “Harness Hamg Syndrome” o “Suspension Trauma” è una condizione clinica che si verifica a seguito di una caduta da una certa quota: il corpo dell’operatore rimane sospeso e vincolato all’interno dell’imbracatura anticaduta per un certo periodo di tempo e può incorrere in una possibile situazione di perdita di coscienza.

Quando si resta appesi in maniera passiva si verifica un accumulo di sangue negli arti inferiori; i muscoli, non essendo capaci di contrarsi, non permettono al sangue il ritorno venoso al cuore che, essendo sprovvisto di sangue da pompare, può incorrere all’arresto cardiaco. A questa situazione può inoltre aggiungersi la compressione dei cosciali ad opera delle cinghie dell’imbracatura che, fungendo da laccio emostatico, impediscono il passaggio del sangue.

Lo sviluppo della sindrome da sospensione inerte, manifestandosi in tempi brevi e con esito mortale, rende essenziale il monitoraggio costante dell’infortunato.

Sindrome da imbraco: fattori predisponenti e come intervenire

I fattori che possono portare all’insorgenza della sindrome da sospensione inerte sono:

  • Disidratazione
  • Sfinimento
  • Esaurimento da calore o ipotermia
  • Disinformazione della patologia
  • Patologie preesistenti
  • Uso errato dei DPI

I sintomi che invece preavvisano l’insorgenza della sindrome da sospensione inerte, non necessariamente a seguito di un trauma, sono:

  • Sudorazione
  • Nausea
  • Vertigini
  • Formicolii agli arti
  • Tachicardia iniziale e brachicardia in stato avanzato
  • Oppressione toracica
  • Malessere generale

È importante che la persona inerte venga soccorsa tempestivamente dagli altri operatori presenti nel luogo di lavoro procedendo con l’immediata discesa a terra ed eseguendo delle manovre che permettano di posizionare le gambe ad una quota più elevata rispetto al busto, in maniera tale da agevolare il ripristino delle normali condizioni cardiocircolatorie, operando quindi le manovre di soccorso di emergenza e contemporaneamente allertando il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale, al quale devono giungere informazioni chiare sul paziente incosciente e sospeso e sulla dinamica dell’incidente.

Se l’infortunato è, invece, in uno stato di coscienza può cominciare ad intervenire autonomamente tramite delle operazioni di autosoccorso che in generale prevedono il movimento e l’elevazione delle gambe e la possibilità di idratarsi, riposarsi, coprirsi o rinfrescarsi.

In ogni caso il soccorso rapido rappresenta la migliore soluzione per limitare le ripercussioni successive ad una caduta o ad una sospensione prolungata.

Prevenzione della sindrome da sospensione inerte o sindrome da imbraco

Per evitare il manifestarsi della sindrome da sospensione inerte risulta di fondamentale importanza la prevenzione e quindi la conoscenza del pericolo.

Durante il lavoro in quota è necessario che l’operatore:

  • Non esegua mai lavori da solo
  • Cerchi di muovere il più possibile gli arti inferiori in maniera tale da evitare un possibile svenimento
  • Conosca le manovre di autosoccorso e di soccorso, in modo da essere anche di aiuto nel momento in cui si presenti un qualsiasi tipo di infortunio, salvando l’incidentato in breve tempo
  • Dia priorità alle operazioni di salvataggio a seguito di un incidente
  • Sappia conoscere i sintomi precursori ed arrestare immediatamente l’attività in quota
  • Avere una buona condizione psico-fisica
  • Sia adeguatamente formato rispetto all’utilizzo corretto dei DPI, scegliendo quindi un’imbracatura anticaduta adeguata al proprio fisico e indossandola nella maniera corretta.

Concludendo

Per ridurre il rischio dell’insorgenza della suddetta patologia, è opportuno che i datori di lavoro attuino dei piani di prevenzione in modo tale da evitare che i lavoratori in quota rimangano sospesi per troppo tempo ed esortando quest’ultimi ad un continuo aggiornamento rispetto all’uso ottimale dei dispositivi di protezione individuale e alla conoscenza dei rischi inerenti al tipo di lavoro in quota e alla massima diffusione delle problematiche relative alla sindrome da sospensione inerte a fini precauzionali.

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